Ferdinandopoli, la fragile utopia

Dai Borbone all’Unesco storia e realtà della Real Colonia Serica di San Leucio.

A pochi chilometri dalla Reggia di Caserta si trova il Complesso Monumentale del Belvedere di San Leucio. Riconosciuto dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità, il borgo è noto per la pregiata lavorazione della seta. In pochi però sanno che in questi luoghi fu sperimentato il primo esempio di repubblica socialista della storia moderna, in piena adesione col fervente illuminismo ideologico del ‘700.

Nel 1750 Carlo III di Borbone acquistò dai Principi di Acquaviva una collina retrostante la Reggia di Caserta, sulla quale si ergeva un belvedere con una piccola chiesa dedicata a San Leucio. Fu lì che Ferdinando IV fece costruire un casino di caccia, insediandovi uno sparuto numero di coloni che provvedessero alla sua manutenzione. È cosa risaputa che Ferdinando amasse trascorrere molto tempo a San Leucio e che fosse avvezzo a trastullarsi con belle e floride contadine, tant’è che i bambini leuciani erano soliti essere chiamati “e figli d’ o‘ Re”.

La colonia crebbe nel tempo fino a diventare una piccola comunità e fu allora che il sovrano, in seguito alla morte prematura del figlio e principe ereditario Carlo Tito, ebbe l’illuminazione di operare un “restyling” della tenuta e di creare un modello sociale dotato di autonomia economica e dedito alla lavorazione della seta.

Mentre i Borbone in Francia erano alle prese con i tumulti rivoluzionari, nel 1789 nasceva la Real Colonia Serica di San Leucio, nelle intenzioni visionarie e mai esaudite del sovrano “Ferdinandopoli”, governata secondo una legislazione autonoma chiamata “Codice Leuciano”, improntata su un socialismo utopistico a cui corrispondeva nella pratica una pianta organica cittadina di tipo simmetrico il cui progetto fu affidato all’architetto Collecini, allievo del Vanvitelli.

Le unità abitative delle famiglie operaie, organizzate in ville a schiera, furono dislocate lungo i quartieri San Carlo e San Ferdinando, con accesso alla zona centrale definita Bagno Cavallo provvista di lavatoi ed abbeveratoi. Sul portale d’ingresso fu posto lo stemma dei Borbone con decorazioni eseguite da Angelo Brunelli e Nicola Morosini, mentre lungo via Vaccheria e via Giardini Reali furono installate pregevoli fontane del Solari. Nel progetto iniziale era previsto anche il quartiere Trattoria rimasto però incompiuto.

Nel 1794 il Collecini disegnò l’ospedale della colonia che fu poi effettivamente realizzato prevedendo anche una sorta di reparto riservato alle malattie infettive. Agli inizi del 1800 furono costruiti il Casino di San Silvestro, gli edifici per la produzione casearia e le cantine per l’invecchiamento del vino ottenuto dalle uve coltivate nella “vigna del ventaglio”, ovvero quel tratto collinare tra il Belvedere e San Silvestro che prevedeva la coltivazione di un vitigno differente per ogni raggio in cui era diviso il declivio. Nel 1801, sempre su progetto del Collecini, fu iniziata anche la Chiesa di Maria Santissima delle Grazie alla Vaccheria, terminata poi nel 1805.

La vita della colonia ruotava attorno all’opificio: una seteria con la filanda (inizialmente attivata a braccia poi grazie alla forza motrice dell’acqua) ed i primi filatoi meccanici in grado di realizzare tessuti unici, come il Leuceide, partendo dall’allevamento dei bachi da seta. La fama non tardò ad arrivare e alla Real Colonia Serica di San Leucio cominciarono ad essere commissionati ordini rilevanti provenienti dalle corti di mezza Europa. Ancor più quando ad inizio ‘800 la seteria fu dotata anche di un telaio Jacquard per la produzione di broccati in oro ed argento.

Il modello societario della colonia non aveva impronta capitalista, nulla era a fini di lucro, anzi i capisaldi erano l’uguaglianza, l’istruzione (obbligatoria dai sei anni per ambosessi) e la previdenza sociale. Il Codice Leuciano era a dir poco avanguardista: i giovani potevano sposarsi per libera scelta, le mogli non erano tenute a portare la dote in quanto….continua a leggere qui

 

 

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